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Miti, Bufale e Verità a Tavola

A cura del Dott. de Franchis – Dietologo | Studio Dietologico de Franchis

Miti, Bufale e Verità a Tavola

Quanto ne sai davvero di nutrizione?

Il mondo dell’alimentazione è pieno di leggende metropolitane, marketing aggressivo e notizie a metà. Acqua e limone al mattino, zucchero di canna “naturale”, alimenti bio miracolosi... quante volte hai sentito queste affermazioni e ti sei chiesto se fossero vere?

In questo articolo troverai 12 domande sui miti alimentari più diffusi. Per ognuna, tre o quattro risposte possibili. Clicca la freccia accanto alla risposta che ritieni corretta: scopri subito se hai ragione. Hai due tentativi per ogni domanda.

Tempo stimato: 15–20 minuti  |  Per tutti  |  Curato con rigore scientifico dal dott. Gianluca de Franchis

✓ Risposta corretta — spiegazione completa in verde ✗ Risposta sbagliata — messaggio in rosso Hai 2 tentativi per domanda
1

Vanno di moda gli alimenti “proteici”: cosa sono e che vuol dire?

Clicca sulla risposta che ritieni corretta — hai due tentativi:

A   Sono alimenti a cui vengono aggiunte artificialmente proteine in laboratorio per renderli più sazianti, senza che l’alimento originale ne contenesse.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

B   Sono alimenti naturalmente ricchi di proteine (come carne, uova, legumi) oppure prodotti formulati per contenere una percentuale elevata di proteine rispetto ai carboidrati e ai grassi, spesso usati da chi fa sport o vuole dimagrire.

✓ Esatto! Hai centrato il bersaglio.

Gli alimenti “proteici” comprendono sia alimenti naturalmente ricchi di proteine — macronutrienti (nutrienti richiesti in grandi quantità) formati da catene di amminoacidi (le loro unità di base): carne, pesce, uova, latticini, legumi, tofu (il formaggio di soia), seitan (glutine di frumento lavorato) — sia prodotti formulati con concentrati o isolati proteici (estratti purificati) da siero del latte (whey protein), soia o piselli.

Le proteine svolgono funzioni essenziali: costruzione e riparazione dei tessuti (soprattutto muscolare), produzione di enzimi (proteine che catalizzano, cioè accelerano, le reazioni chimiche del corpo) e ormoni (messaggeri chimici), supporto al sistema immunitario (il sistema di difesa dell’organismo). Il fabbisogno raccomandato per un adulto sedentario è circa 0,8 g per kg di peso corporeo al giorno; per gli sportivi può salire a 1,2–2 g/kg/die (grammi per chilogrammo al giorno). Attenzione: “proteico” sul packaging non significa automaticamente “salutare”.

Riferimenti: LARN — SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana), IV revisione 2014; Morton RW et al., Br J Sports Med, 2018.

C   Si tratta semplicemente di un’etichetta di marketing: tutti gli alimenti contengono le stesse proteine in uguale quantità, è solo una trovata pubblicitaria senza basi reali.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

D   Sono alimenti con proteine esclusivamente di origine animale: per legge non possono contenere proteine vegetali.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

2

Il mercato degli alimenti “bio” (biologici): sono davvero più sani?

Clicca sulla risposta che ritieni corretta — hai due tentativi:

A   Sì, gli alimenti bio hanno un valore nutrizionale significativamente superiore ai convenzionali: contengono il doppio delle vitamine e dei minerali.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

B   No, il bio non esiste davvero: è un’invenzione per far pagare di più i prodotti senza alcuna base reale.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

C   Gli alimenti biologici offrono vantaggi ambientali certi e una riduzione dell’esposizione ai pesticidi (sostanze chimiche usate in agricoltura per eliminare i parassiti delle piante), ma le prove di un beneficio nutrizionale superiore rispetto ai convenzionali sono limitate e non conclusive.

✓ Perfetto! Risposta equilibrata e scientificamente corretta.

Il biologico è un sistema di produzione agricola regolamentato per legge (in Europa dal Regolamento CE — Comunità Europea — n. 834/2007 e successivi) che esclude o limita fortemente l’uso di pesticidi di sintesi, fertilizzanti artificiali, OGM (Organismi Geneticamente Modificati) e antibiotici negli allevamenti. Una revisione sistematica del 2014 su British Journal of Nutrition (Baranski et al.) ha trovato che certi alimenti biologici contengono concentrazioni leggermente più elevate di polifenoli (antiossidanti vegetali) e acidi grassi omega-3 (i grassi “buoni” che proteggono il cuore), ma le differenze sono clinicamente modeste.

Il vantaggio più solido del bio rimane la riduzione dell’esposizione ai residui di pesticidi e il beneficio ambientale: preserva meglio la biodiversità (la varietà di specie viventi) e la fertilità del suolo. Non è una “pillola magica” nutrizionale, ma una scelta con vantaggi reali.

Riferimenti: Baranski M et al., Br J Nutr, 2014; EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), Annual Report on Pesticide Residues, 2022.

D   Gli alimenti bio sono pericolosi perché privi di conservanti e si deteriorano molto più in fretta, causando intossicazioni alimentari frequenti.

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3

Il glutine fa male anche a chi non è celiaco?

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A   Sì, il glutine è una proteina tossica per tutti gli esseri umani: chiunque dovrebbe eliminarlo dalla dieta per stare meglio.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

B   Per la maggioranza delle persone sane, il glutine non è dannoso. Esistono la celiachia (malattia autoimmune), la sensibilità al glutine non celiaca (SGNC) — un’entità clinica ancora dibattuta — e l’allergia al frumento. Per tutti gli altri, escluderlo non porta benefici provati e può privare di nutrienti preziosi.

✓ Bravo! Risposta corretta e ragionata.

Il glutine è un complesso proteico presente nel frumento, nella segale, nell’orzo e nel farro. Esistono tre condizioni mediche legate al glutine: la celiachia (malattia autoimmune — in cui il sistema immunitario attacca l’organismo stesso — che colpisce circa l’1% della popolazione, provoca infiammazione cronica dell’intestino tenue — la parte adibita all’assorbimento dei nutrienti — e malassorbimento), l’allergia al frumento (reazione immunologica di tipo IgE — Immunoglobuline E, anticorpi coinvolti nelle reazioni allergiche) e la SGNC — Sensibilità al Glutine Non Celiaca (entità clinica riconosciuta ma ancora dibattuta).

Per la restante maggioranza della popolazione non esistono prove scientifiche che il glutine sia dannoso. Eliminarlo senza indicazione medica può comportare carenze di fibra, vitamine del gruppo B e ferro. I prodotti gluten-free (senza glutine) spesso contengono più grassi e zuccheri rispetto ai convenzionali.

Riferimenti: Catassi C et al., Nutrients, 2013; Fasano A, Catassi C, N Engl J Med, 2012; Skodje GI et al., Gastroenterology, 2018.

C   Il glutine fa male solo ai bambini; negli adulti viene completamente neutralizzato dall’apparato digerente e non crea alcun problema.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

4

Bere acqua e limone al mattino aiuta a dimagrire e “disintossicarsi”?

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A   Sì, l’acido citrico del limone attiva il metabolismo (il complesso delle reazioni chimiche del corpo) e “scioglie” i grassi, favorendo un dimagrimento rapido.

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B   L’acqua e limone non “brucia” grassi né “disintossica” in senso clinico. Bere acqua al mattino è benefico per la reidratazione, e il limone apporta vitamina C; ma non ci sono prove scientifiche di effetti dimagranti o detossificanti specifici di questa combinazione.

✓ Esatto! Una delle leggende più resistenti del web, e tu l’hai smontata.

Il limone contiene acido citrico (un acido organico naturale), vitamina C (o acido ascorbico, fondamentale per il sistema immunitario e la sintesi del collagene — la proteina strutturale dei tessuti), flavonoidi (antiossidanti vegetali) e potassio. Bere acqua al mattino aiuta la reidratazione dopo il sonno — questo è reale. Ciò che non fa: non “brucia” i grassi, non “disintossica” il fegato (che si disintossica da solo attraverso processi enzimatici), non “alcalinizza il sangue” (il pH — potenziale idrogeno, misura l’acidità — del sangue è rigidamente mantenuto a 7,35–7,45 dall’organismo). Non esistono RCT (Randomized Controlled Trial — studi clinici randomizzati, il metodo più affidabile) che dimostrino effetti dimagranti specifici.

Nota pratica: l’acido citrico può danneggiare lo smalto dentale (il rivestimento duro dei denti) con uso cronico. Sciacquare la bocca con acqua dopo il consumo.

Riferimenti: Carr AC, Maggini S, Nutrients, 2017; Jensdottir T et al., Clin Oral Investig, 2004.

C   È dannoso perché l’acido del limone corrode lo stomaco già al risveglio, causando gastriti (infiammazioni dello stomaco) con il tempo in chiunque lo beva.

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D   Funziona solo se bevuto entro 5 minuti dal risveglio: altrimenti perde tutti i suoi principi attivi.

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5

Lo zucchero di canna è migliore di quello bianco?

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A   Sì, lo zucchero di canna è molto più ricco di minerali e vitamine, ha un indice glicemico (IG — la velocità con cui alza la glicemia, cioè il livello di zucchero nel sangue) molto più basso e fa ingrassare meno.

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B   Dal punto di vista nutrizionale, zucchero di canna e zucchero bianco sono quasi identici: entrambi sono composti principalmente da saccarosio (il comune zucchero da tavola), hanno lo stesso apporto calorico e un indice glicemico (IG) simile. La differenza di colore è dovuta alla melassa residua, che conferisce tracce di minerali in quantità clinicamente irrilevanti.

✓ Perfetto! Uno dei miti più duri a morire, e tu l’hai smontato.

Entrambi provengono dalla stessa molecola: il saccarosio (un disaccaride — molecola formata da glucosio e fruttosio). Lo zucchero di canna grezzo conserva la melassa (residuo scuro) che conferisce tracce di calcio (Ca), magnesio (Mg), ferro (Fe) e potassio (K). Tuttavia, le quantità sono talmente piccole da essere clinicamente irrilevanti: per coprire il fabbisogno giornaliero di ferro bisognerebbe assumerne centinaia di grammi. Il contenuto calorico è praticamente identico: circa 380–400 kcal (chilocalorie) per 100 g. L’indice glicemico (IG — la velocità con cui alza la glicemia) è simile, attorno a 60–65 per entrambi. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) raccomanda di limitare gli zuccheri liberi (aggiunti) a meno del 10% delle calorie giornaliere — per entrambi i tipi.

Riferimenti: OMS/WHO, «Guideline: Sugars intake for adults and children», 2015; USDA FoodData Central 2023.

C   Lo zucchero di canna fa meglio perché ha proprietà antiossidanti potenti, mentre quello bianco è raffinato con sostanze chimiche cancerogene (che causano tumori).

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

6

Il miele è più salutare dello zucchero?

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A   Sì, il miele è un alimento naturale e non fa assolutamente nulla male: si può usare senza limiti al posto dello zucchero.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

B   Il miele contiene antiossidanti (molecole che proteggono le cellule), enzimi (proteine che facilitano le reazioni chimiche) e composti antibatterici — proprietà assenti nello zucchero raffinato. Tuttavia, è composto per circa l’80% da zuccheri (fruttosio e glucosio), ha calorie simili allo zucchero e va consumato con moderazione.

✓ Risposta corretta! Equilibrata e scientificamente fondata.

Il miele contiene circa il 38% di fruttosio (lo zucchero della frutta), il 31% di glucosio, oltre ad acqua, oligosaccaridi (zuccheri complessi) e composti bioattivi (molecole con attività biologica): polifenoli (flavonoidi come la quercetina, con proprietà antiossidanti), enzimi come la glucosio ossidasi (che produce acqua ossigenata con effetto antibatterico) e acido gluconico (con proprietà prebiotiche — che nutrono i batteri “buoni” dell’intestino). Il miele di Manuka (dalla Nuova Zelanda) ha elevata concentrazione di metilgliossale (MGO — Methylglyoxal) ed è usato in dermatologia (medicina della pelle) per ferite e ustioni.

Tuttavia ha circa 300–320 kcal per 100 g e alza la glicemia (il livello di glucosio nel sangue) in modo significativo. Va usato con cautela nel diabete mellito (malattia caratterizzata da elevata glicemia). Non va dato ai bambini sotto i 12 mesi per il rischio di botulismo infantile (intossicazione da Clostridium botulinum).

Riferimenti: Alvarez-Suarez JM et al., Foods, 2014; Ajibola A et al., Nutr Metab (Lond), 2012; CDC, «Infant Botulism», 2023.

C   No, il miele ha più calorie dello zucchero e nessuna proprietà benefica provata scientificamente: è solo pubblicità dell’industria apicola (degli apicoltori).

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

D   Il miele è più salutare perché non contiene zuccheri: è dolce grazie a molecole speciali che non influenzano affatto la glicemia (il livello di zucchero nel sangue).

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7

I dolcificanti (edulcoranti artificiali) fanno male?

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A   Sì, tutti i dolcificanti sono cancerogeni (che causano tumori) e vanno assolutamente evitati in qualsiasi quantità.

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B   No, possono sostituire completamente lo zucchero senza alcun effetto collaterale in qualsiasi quantità: sono totalmente sicuri.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

C   Alle dosi normalmente consumate, i dolcificanti approvati dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e dalla FDA (Food and Drug Administration — ente statunitense) sono considerati sicuri. Tuttavia, alcune ricerche suggeriscono possibili effetti sul microbiota intestinale (l’insieme dei batteri che vivono nell’intestino) e sulla risposta insulinica (la reazione del pancreas). La prudenza è consigliata: non sono “liberi”, ma non vanno demonizzati a dosi moderate.

✓ Risposta corretta! Una posizione equilibrata, proprio come vuole la scienza.

I dolcificanti non nutritivi (NNS — Non-Nutritive Sweeteners, chiamati anche edulcoranti) conferiscono sapore dolce con apporto calorico trascurabile. I principali autorizzati in Europa: aspartame (E951), saccarina (E954), sucralosio (E955), acesulfame K (E950), stevia (E960 — l’unico di origine naturale, estratto dalla pianta Stevia rebaudiana). Ogni edulcorante approvato ha superato studi di tossicità (effetti nocivi delle sostanze) e cancerogenicità (capacità di causare tumori); viene stabilito l’ADI (Acceptable Daily Intake — dose giornaliera accettabile), fissata 100 volte sotto la dose senza effetti negli animali.

Dove la scienza apre interrogativi: alcuni studi suggeriscono che saccarina e sucralosio possano alterare il microbiota intestinale (i miliardi di batteri dell’intestino, cruciali per la salute). Nel 2023, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha sconsigliato l’uso prolungato di dolcificanti per il controllo del peso.

Riferimenti: EFSA, EFSA Journal, 2013; Suez J et al., Nature, 2014; OMS/WHO, «Use of non-sugar sweeteners», 2023.

8

Saltare la colazione aiuta a dimagrire?

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A   Sì, saltare la colazione riduce sempre le calorie totali della giornata e fa sempre dimagrire, senza eccezioni.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

B   La risposta dipende dal contesto individuale. Il digiuno intermittente (IF — Intermittent Fasting) può essere uno strumento valido per alcune persone, ma molte altre compensano con pasti più abbondanti nel resto della giornata. Ciò che conta è il bilancio calorico (calorie assunte meno calorie consumate) e la qualità complessiva della dieta.

✓ Esatto! La nutrizione personalizzata vince sempre sulle regole rigide.

Saltare la colazione è al centro del dibattito sull’IF (Intermittent Fasting — digiuno intermittente). Il protocollo più diffuso è il 16:8: 16 ore di digiuno (incluso il sonno notturno) e 8 ore di alimentazione. Gli studi mostrano che il digiuno intermittente può essere efficace in alcuni soggetti, con possibili benefici su insulino-resistenza (ridotta risposta dell’organismo all’insulina — l’ormone che abbassa la glicemia, cioè il livello di zucchero nel sangue), infiammazione cronica e profilo lipidico (livelli di grassi nel sangue come colesterolo e trigliceridi). Ma l’efficacia non supera quella di una dieta ipocalorica tradizionale quando le calorie totali vengono pareggiate.

Non è il “saltare la colazione” in sé a fare la differenza, ma il deficit calorico complessivo. Molti soggetti compensano con spuntini ipercalorici (ricchi di calorie). La “starvation mode” (modalità di risparmio energetico) si attiva solo con digiuni molto prolungati, non saltando un singolo pasto.

Riferimenti: Harris L et al., JBI Database Syst Rev, 2018; Lowe DA et al., JAMA Intern Med, 2020; Sievert K et al., BMJ, 2019.

C   Saltare la colazione fa ingrassare obbligatoriamente perché il corpo “va in starvation mode” (modalità di risparmio energetico) fin dalla mattina.

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D   La colazione è obbligatoria per legge metabolica: senza di essa il cervello non funziona correttamente per tutta la giornata.

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9

Il caffè fa male o fa bene?

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A   Il caffè fa sempre male: crea dipendenza, provoca ipertensione (pressione alta) e gastrite (infiammazione dello stomaco) in tutti indiscriminatamente.

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B   Il caffè fa bene perché ha caffeina e senza di essa non si può lavorare: beverne anche 10 tazze al giorno è perfettamente salutare.

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C   Consumato con moderazione (2–4 tazze al giorno per gli adulti sani), il caffè è associato a numerosi benefici: riduzione del rischio di diabete di tipo 2, malattie neurodegenerative (come il Parkinson — malattia che distrugge certi neuroni), certe epatopatie (malattie del fegato) e miglioramento della performance cognitiva (delle capacità mentali). I rischi sorgono con dosi eccessive o in soggetti sensibili.

✓ Risposta corretta! Il caffè italiano ci ringrazia — con moderazione, ovviamente.

Il caffè è la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua ed è una delle più studiate scientificamente. Il suo principio attivo principale è la caffeina (1,3,7-trimetilxantina — una molecola della famiglia delle xantine), uno stimolante del SNC (Sistema Nervoso Centrale) che agisce bloccando i recettori dell’adenosina (molecola che promuove il sonno) e aumentando il rilascio di dopamina (legata alla motivazione) e noradrenalina (che aumenta la vigilanza). Contiene oltre 1.000 composti bioattivi (molecole con attività biologica), tra cui acido clorogenico (un potente antiossidante).

Le grandi meta-analisi indicano che 2–4 tazze al giorno sono associate a riduzione del rischio di: diabete mellito di tipo 2 (dal 6 all’8% per tazza), malattia di Parkinson (malattia neurodegenerativa), cirrosi epatica (cicatrizzazione del fegato), carcinoma epatocellulare (tumore del fegato) e depressione clinica. I rischi sorgono con oltre 5–6 tazze/die (tazze al giorno), in soggetti con aritmie (disturbi del ritmo cardiaco), GERD (Gastroesophageal Reflux Disease — malattia da reflusso gastroesofageo) e in gravidanza (limite: 200–300 mg di caffeina al giorno).

Riferimenti: Poole R et al., BMJ, 2017; EFSA, EFSA Journal, 2015; van Dam RM et al., N Engl J Med, 2020.

D   Il caffè non ha alcun effetto sul corpo: è solo un’abitudine culturale italiana senza principi attivi rilevanti dal punto di vista biologico.

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10

Le merendine possono far parte di una dieta equilibrata?

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A   No, mai: le merendine sono veleno puro e vanno eliminate completamente dalla vita di chiunque, bambini compresi, senza eccezioni.

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B   Sì, si possono mangiare in qualsiasi quantità: l’importante è essere felici, non stressarsi con la dieta.

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C   Nell’ambito di un’alimentazione complessivamente sana, una merendina occasionale non compromette l’equilibrio nutrizionale. Il problema non è il singolo alimento ma il pattern alimentare (lo schema abitudinario). La demonizzazione assoluta degli alimenti è controproducente e alimenta sensi di colpa ingiustificati.

✓ Risposta corretta! L’approccio flessibile e non colpevolizzante è quello vincente.

Le merendine — termine generico per prodotti da forno confezionati come croissant industriali, pan di spagna farcito, wafer (cialde croccanti con strati di crema), snack (spuntini) al cioccolato — sono spesso demonizzate. La critica nutrizionale ha basi reali: molte rientrano tra gli UPF (Ultra-Processed Food — alimenti ultra-processati), con elevato contenuto di grassi saturi (che alzano il colesterolo LDL — lipoproteine a bassa densità, il colesterolo “cattivo”), zuccheri semplici, sodio (sale) e additivi. Tuttavia, la scienza della nutrizione moderna ha abbandonato la logica dell’“alimento buono vs alimento cattivo” per abbracciare quella del pattern dietetico (schema alimentare complessivo): una merendina occasionale in un contesto di dieta abitualmente sana non altera in modo apprezzabile il rischio cardiovascolare o metabolico.

Sul piano psicologico, la restrizione cognitiva rigida (vietarsi categoricamente certi alimenti) è associata a maggiore rischio di binge eating (abbuffate compulsive) e relazione disfunzionale con il cibo.

Riferimenti: Monteiro CA et al., Public Health Nutr, 2019; Srour B et al., BMJ, 2019; Satter E, J Nutr Educ Behav, 2007.

11

Affidarsi agli alimenti confezionati: sono davvero più “puliti” e sicuri di quelli freschi?

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A   Sì, i prodotti confezionati sono sempre più sicuri di quelli freschi perché vengono sterilizzati (eliminazione di tutti i microrganismi) e non possono contenere batteri pericolosi.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

B   I prodotti freschi sono sempre e in ogni caso superiori: i confezionati non hanno alcun valore nutrizionale e vanno evitati completamente.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

C   La realtà è più sfumata. I prodotti confezionati sono sottoposti a controlli di sicurezza severi, ma possono contenere additivi (conservanti, coloranti, esaltatori di sapidità), elevate quantità di sodio (sale), grassi saturi e zuccheri aggiunti. I prodotti “ultra-processati” sono associati a rischi per la salute nel lungo periodo. La scelta dovrebbe basarsi sulla lettura critica dell’etichetta nutrizionale.

✓ Esatto! La lettura dell’etichetta è la vera competenza del consumatore moderno.

Gli alimenti confezionati sono sottoposti a controlli di sicurezza severi: pastorizzazione (trattamento termico che elimina i patogeni — agenti infettivi), sterilizzazione (eliminazione di tutti i microrganismi), confezionamento in MAP (Modified Atmosphere Packaging — atmosfera modificata, tecnica che sostituisce l’aria con gas per prolungare la conservazione) e conservanti (E200-E299 nella codifica europea). Il problema emerge sulla composizione nutrizionale. La classificazione NOVA — sviluppata dall’Università di São Paulo (Brasile) — divide gli alimenti in 4 gruppi in base al grado di trasformazione: gli UPF (Ultra-Processed Food — ultra-processati) del gruppo 4 tendono ad essere ricchi di zuccheri aggiunti, sale, grassi idrogenati (trans fat — grassi artificiali prodotti da idrogenazione industriale, associati ad alto rischio cardiovascolare), amidi modificati e additivi tecnologici.

Grandi studi epidemiologici — come il NutriNet-Santé (studio francese su oltre 100.000 persone) — hanno associato l’alto consumo di UPF a maggiore incidenza (frequenza di nuovi casi) di malattie cardiovascolari, obesità, diabete di tipo 2 e alcuni tumori. La soluzione pratica: leggere l’etichetta nutrizionale — lista ingredienti, contenuto di sale (idealmente meno di 1,5 g/100 g), grassi saturi e zuccheri aggiunti.

Riferimenti: Monteiro CA et al., World Nutr, 2016; Srour B et al., BMJ, 2019; Fiolet T et al., BMJ, 2018.

12

I coloranti negli alimenti: fanno male?

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A   Sì, tutti i coloranti alimentari sono altamente cancerogeni (che causano tumori): anche un solo grammo è sufficiente per causare danni gravi all’organismo.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

B   No, i coloranti sono sicurissimi in qualunque quantità: non esiste nessuno studio che li colleghi a effetti negativi sulla salute umana.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

C   I coloranti alimentari autorizzati dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e dalla FDA (Food and Drug Administration — ente statunitense) sono approvati dopo studi tossicologici (sugli effetti tossici delle sostanze) e considerati sicuri entro i limiti stabiliti dall’ADI (Acceptable Daily Intake — dose giornaliera accettabile). Tuttavia, alcuni coloranti azoici (come la tartrazina, E102) sono stati associati a iperattività nei bambini. La prudenza è giustificata, il panico no.

✓ Risposta corretta! Equilibrio scientifico al top.

I coloranti alimentari sono sostanze aggiunte agli alimenti per conferire, ripristinare o intensificare il colore. In Europa sono regolamentati dal Regolamento CE (Comunità Europea) n. 1333/2008. Ogni colorante ha un codice E: E100 curcumina (estratta dalla curcuma, naturale), E102 tartrazina (giallo azoico sintetico), E120 cocciniglia (estratta da un insetto), E171 biossido di titanio (bianco — recentemente sospeso dall’UE per sospetti genotossici, cioè potenzialmente in grado di danneggiare il DNA — acido desossiribonucleico, il materiale genetico). Il processo di approvazione prevede studi di tossicità acuta, sub-cronica e cronica, oltre a studi di genotossicità e cancerogenicità (capacità di causare tumori). Viene stabilito l’ADI (Acceptable Daily Intake — dose giornaliera accettabile), con un fattore di sicurezza di 100 volte rispetto alla dose senza effetti negli animali.

L’area più documentata di preoccupazione riguarda i coloranti azoici (tra cui tartrazina E102, giallo tramonto E110, rosso allura E129): uno studio su The Lancet (McCann et al., 2007) ha trovato associazione con iperattività nei bambini, portando l’EFSA a raccomandare avvertenze specifiche in etichetta. La pericolosità dipende dalla struttura chimica azoica (un tipo di legame chimico tra atomi di azoto) e dalla dose, non dal colore del pigmento.

Riferimenti: McCann D et al., The Lancet, 2007; EFSA, EFSA Journal, 2008-2009; Regolamento CE n. 1333/2008.

D   Solo i coloranti rossi fanno male a causa del loro pigmento (la molecola colorante); quelli di altri colori (gialli, blu, verdi) sono completamente innocui.

✗ Sbagliato — prova con un’altra risposta! Hai ancora un tentativo.

Commenti dei lettori

MR

Martina R.

2 giorni fa

Finalmente un articolo che non demonizza nulla e non esagera nei complimenti a prodotti “di moda”. Ho imparato tantissimo sullo zucchero di canna — ci credevo davvero che fosse diverso! Complimenti al dott. de Franchis, spiegazioni chiarissime e scientificamente fondate.

GL

Giuseppe L.

5 giorni fa

Ho sbagliato tre risposte su dodici, pensavo di saperne di più! Il formato quiz è geniale: si impara senza annoiarsi. La spiegazione sul glutine mi ha aperto gli occhi: da anni evitavo i cereali senza alcuna diagnosi. Grazie, prenoterò una visita.

Articolo redatto dal dott. Gianluca de Franchis – Dietologo

Studio Dietologico de Franchis | Palermo e Bagheria | studiodietologiadefranchis.com

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